Registro tumori ed efficacia dello screening per tumori colorettali: risultati preliminari

Titolo completo: 
Registro tumori ed efficacia dello screening per tumori colorettali: risultati preliminari
E-mail (autore per corrispondenza): 
deleon@unimore.it
Autore/i: 
S. Maffei, Sh. Kaleci, F. Domati, G. Rossi, P. Benatti, L. Reggiani-Bonetti, F. Rossi, C. Di Gregorio e M. Ponz de Leon
Istituto/i: 
Registro Tumori Colorettali di Modena; Medicina 1, Anatomia Patologica e Gruppo di studio sui tumori colorettali, Università di Modena e Reggio Emilia.
Obiettivi: 
I tumori colorettali continuano a rappresentare una delle neoplasie a maggior incidenza nel mondo occidentale. Per tale ragione, dal 2005 è stato avviato in Emilia-Romagna un programma di screening mediante determinazione del sangue occulto e successiva colonscopia (nei casi positivi), riservato alla fascia di età 50-69 anni. Obiettivi del presente studio sono: 1) analizzare l’effetto dello screening sulla registrazione dei tumori colorettali (attiva a Modena fin dal 1984), 2) valutare l’efficacia dello screening attraverso i dati di registrazione.
Materiali e metodi: 
I dati del Registro Specializzato sui tumori colorettali coprono il periodo 1984-2008; gli ultimi 4 anni, pertanto, riguardano i primi 4 anni di screening regionale (2005-2008). L’area coperta dal registro riguarda Modena ed i paesi del circondario (270.000 abitanti circa). Sulle schede di registrazione veniva riportata la modalità di diagnosi, e le ragioni per cui l’accertamento veniva chiesto (colonscopia nella gran maggioranza dei casi). I casi di cancro colorettale diagnosticati attraverso lo screening potevano pertanto essere identificati.
Risultati: 
Tra il 2005 ed il 2008 sono stati registrati 1028 carcinomi colorettali; 390 pazienti (37.9%) erano compresi nella fascia di età 50-69 anni. Limitando l’analisi a questa coorte, in 119 casi su 390 (30.5%) la diagnosi di malattia era raggiunta attraverso la ricerca del sangue occulto nelle feci (e la successiva colonscopia) in individui del tutto asintomatici. Nelle fasce di età non comprese nello screening, la diagnosi era raggiunta attraverso la ricerca del sangue occulto nel 6.2% dei pazienti (nei quali la ricerca del sangue occulto veniva proposta dal medico di base, al di fuori dallo screening organizzato). Come atteso, il dato di maggiore interesse ha riguardato la stadiazione: tra i casi “screen-detected” ben il 58.4% era in stadio I (Dukes A), contro un 20.2% dei casi diagnosticati al di fuori dello screening (P<0.001). Similmente, le neoplasie clinicamente avanzate (Stadio IV, Dukes “D”) rappresentavano il 4.4% nel primo gruppo (“screen-detected”) ed il 20.2% nel secondo. Tra i casi “screen-detected”, 15 su 199 (12.6%) erano trattati con polipectomia endoscopica, mentre solo il 3% do tutti i casi registrati era trattato con la sola endoscopia. Per quanto concerne la sede, i casi “screen-detected” mostravano una più frequente localizzazione nel colon sinistro (discendente e sigma). Infine, non si sono osservate sostanziali differenze per quanto concerne l’istotipo ed il grading.
Discussione: 
I risultati ottenuti suggeriscono che l’introduzione dello screening per tumori colorettali in un’area coperta da un Registro Tumori induce una modificazione dei dati di registrazione riguardanti prevalentemente la stadiazione e, in modo meno marcato, la localizzazione dei tumori. I dati preliminari confermano che lo screening porta ad una più frequente diagnosi di tumori localizzati, che per il colon-retto sono associati ad una prognosi più favorevole.