Leucemie e predisposizioni genetiche nelle aree con pregresse endemie malariche: anemie di Fanconi e tumori emolinfopoietici

Titolo completo: 
Leucemie e predisposizioni genetiche nelle aree con pregresse endemie malariche: anemie di Fanconi e tumori emolinfopoie
E-mail (autore per corrispondenza): 
anselmo.madeddu@alice.it
Autore/i: 
Anselmo Madeddu *, Elio Inzirello **, Salvatore Sciacca *
Istituto/i: 
* RTP A.S.P. di Siracusa e RTI Università degli Studi di Catania ** Istituto IMRC di Acireale
Obiettivi: 
Il presente studio rappresenta la prosecuzione di un precedente lavoro già presentato in Airtum, riguardante le indagini commissionate dalla magistratura di Siracusa circa l’eventuale correlazione tra la caduta di un aereo militare statutitense carico di uranio impoverito, nei pressi di Lentini, e l’elevata incidenza di leucemie. Studio che consentì di escludere l’ipotesi dell’aereo e di spostare le ricerche su altri fattori, tra i quali anche le predisposizioni genetiche tipiche delle ex aree malariche. Sebbene fosse nota l’associazione tra talassemia e malaria (selezione inversa), appariva molto più difficile spiegare quella con le leucemie, fatta eccezione però per una particolare sindrome genetico-familiare, l’anemia di Fanconi, i cui meccanismi di selezione inversa nei pregressi territori malarici hanno seguito la stessa logica e la medesima distribuzione delle talassemie. La probabilità di sviluppare la leucemia nei figli di genitori portatori sani di Fanconi è stimata 16.000 volte superiore a quella osservata nella popolazione pediatrica e il rischio di sviluppare una leucemia è del 52% nei soggetti all'età di 40 anni. Obiettivi dello studio sono quelli di  Ricercare lo stato di portatore sano di anemia di Fanconi nei genitori di un gruppo di bambini morti per leucemia ed in un gruppo di controllo a Lentini (ex area malarica)  Ricercare lo stato di portatore sano di anemia di Fanconi anche negli adulti viventi affetti di leucemia ed in un gruppo di controllo a Lentini (ex area malarica)
Materiali e metodi: 
Lo studio è condizionato dalla difficoltà di reperire un campione sufficientemente ampio e dagli elevati costi della metodica di laboratorio. I volontari reclutati sono stati sottoposti ad un prelievo di sangue. Sono stati analizzati 37 campioni così suddivisi: 10 controlli (soggetti non affetti da leucemia e genitori di bambini non leucemici), 14 soggetti ammalati di leucemia e 13 genitori (padre e madre) di bambini ammalati e/o morti di leucemia. Si è ricorso al test MLPA (Multiple Ligation-dependent Probe Amplification) che è in grado di individuare la presenza delle mutazioni anche in eterozigosi (portatore) consentendo di individuare condizioni predisponenti altrimenti non rilevabili. I soggetti reclutati sono stati analizzati per i geni correlati allo stato di portatore sano di Fanconi (FANC-A, FANC-B, FANC-D e BRCA2) ed i dati sono stati elaborati mediante il programma Coffalyser MLPA data analysis software indicato dalla MRC- Holland. Il metodo di analisi utilizzato è il “Tumor Analysis (LS)”.
Risultati: 
L’analisi dei 10 controlli (soggetti non leucemici e/o genitori di bambini non leucemici) non ha evidenziato riarrangiamenti cromosomici in alcuno dei geni studiati. L’analisi sui 14 soggetti ammalati di leucemia ha evidenziato invece in un soggetto delle mutazioni puntiformi che mappano sugli stessi geni della Fanconi, ed in particolare sul gene FANC-D:  Gene: FANCD2 Probe 2136-L1629 ; Chr Pos: 03p25.3 ; Length (bp): 256 ; MV36: 03-010.1 FANCD2 Exon28 L’analisi sui 13 genitori di bambini leucemici, infine, ha evidenziato in un soggetto delle mutazioni puntiformi che mappano sugli stessi geni della Fanconi, ed in particolare sul gene BRCA2 (associato dalla letteratura a possibile tumore della mammella nel genitore e a leucemia nella prole). Si tratta del padre di una bambina morta per leucemia:  Gene: BRCA2 probe 1599-L10642 ; Chr Pos: 13q13.1 ; Length (bp): 177 ; MV36: 13-031.8 BRCA2 Exon 03A
Discussione: 
L’individuazione di un’ampia fascia di soggetti eterozigoti rispetto ai geni della Fanconi nei territori caratterizzati da pregresse endemie malariche potrebbe spiegare la forte predisposizione allo sviluppo di leucemie nelle suddette aree. I risultati ottenuti, certamente incoraggianti ma basati finora su un campione molto piccolo, inducono a ritenere assai utile un approfondimento attraverso uno studio multicentrico su altre aree italiane omogenee a quella di Lentini (ex aree malariche come ad esempio tutto il delta del Po e alcune province della Sardegna), e su aree di confronto non malariche (controlli remoti), col chiaro obiettivo di aumentare la potenza statistica dello studio.