Il carcinoma della tiroide in provincia di Ferrara: caratterizzazione patologica e andamenti temporali in un’area ad alta incide

Titolo completo: 
Il carcinoma della tiroide in provincia di Ferrara: caratterizzazione patologica e andamenti temporali in un’area ad alt
E-mail (autore per corrispondenza): 
francesca.gasparini@student.unife.it
Autore/i: 
Gasparini F*, Marzola L*, Migliari E*, Carletti N*, Zatelli MC**, Ferretti S*.
Istituto/i: 
*Registro Tumori della provincia di Ferrara, Dip. Medicina Sperimentale e Diagnostica Università di Ferrara. **Sezione di Endocrinologia, Dip. Scienze Biomediche e Terapie Avanzate, Università di Ferrara
Obiettivi: 
Negli ultimi 15 anni i registri tumori italiani hanno documentato un marcato incremento dell’incidenza del carcinoma della tiroide, quasi esclusivamente a carico delle forme papillari, con un tasso di incidenza medio annuo tra il 2003 e il 2005 del 6,7x100.000 negli uomini e del 20x100.000 nelle donne, con una crescita del 10% all’anno nei maschi tra il 1998 e 2001 e del 7,1%/anno nelle donne. In entrambi i sessi un’incidenza significativamente superiore alla media è stata registrata lungo l’asse del Po, con l’eccezione del Veneto. La provincia di Ferrara ha evidenziato tassi di tumore della tiroide particolarmente elevati. L’ultimo rapporto dell’International Agency for Research on Cancer (IARC) l’ha collocata al primo posto nel mondo per incidenza nei maschi e al quarto nelle femmine, nel contesto di un’alta incidenza relativa espressa da diverse aree italiane. I più recenti dati di prevalenza (2006) riferiscono di 1.038 persone vienti in Provincia di Ferrara con pregressa diagnosi di tumore della tiroide.
Materiali e metodi: 
Base dei dati: lo studio ha preso in esame tutti i casi di carcinoma della tiroide insorti dal 1 gennaio 1991 al 31 dicembre 2007 in pazienti residenti in provincia di Ferrara, attraverso il Registro tumori della provincia di Ferrara. Variabili dello studio: di ogni tumore tiroideo incidente sono state considerate le caratteristiche dei pazienti (età, genere), del percorso clinico (data d’incidenza, terapia chirurgica, follow up, eventuale data e causa di morte) e della lesione (istotipo, dimensioni, focalità, necrosi, tiroidite concomitante e invasione capsulare). Analisi dei dati: sono state valutati i tassi di incidenza delle lesioni in ordine alle diverse variabili, e i tassi di mortalità per tumori tiroidei della popolazione della Provincia di Ferrara nello stesso periodo. Sono state analizzate le tendenze temporale delle variabili in studio e le loro variazioni. E’ stata inoltre condotta un’analisi univariata e multivariata della sopravvivenza per valutare il peso dei diversi determinanti sulla prognosi dei pazienti.
Risultati: 
Nella popolazione residente in provincia di Ferrara, dal 1.1.1991 al 31.12.2007 sono stati registrati 1.126 nuovi casi di carcinoma tiroideo in 1.123 pazienti. I tassi di incidenza grezzi per tutto il periodo sono stati del 9,3 x 100.000 nei maschi e del 27,3 x 100.000 nelle femmine. Il 76% della casistica incidente è a carico del sesso femminile; tra le donne l’84,7% dei casi ha riguardato l’istotipo papillare (78,1% negli uomini) e il 68,8% dei casi è insorto oltre i 45 anni di età. L’andamento dell’incidenza nel periodo di studio mostra una tendenza all’aumento delle lesioni sia nei maschi che nelle femmine e la stessa tendenza all’aumento è presente sia nei pazienti con età inferiore ai 45 anni sia in quelli con età superiore ai 45 anni. In relazione all’istotipo, l’incremento dell’incidenza registrato è totalmente a carico della forma papillare (+12,1%/anno), senza variazioni di rilievo negli istotipi follicolare e midollare. La tendenza all’aumento appare concentrata sulle neoplasie di piccole dimensioni (+22,7%/anno per lesioni entro i 5 mm, +11,6%/anno per lesioni tra i 6 e 10 mm) nonché sulle forme a dimensione indeterminata (+9,0%/anno). Conseguentemente è stato osservato negli anni un rilevante incremento della terapia chirurgica (+10,4%/anno per gli interventi di tiroidectomia). La mortalità per tumori tiroidei nella popolazione residente in Provincia di Ferrara si sono d’altro canto mantenuti su livelli molto bassi in entrambi i sessi (tassi medi di 1,0x100.000 negli uomini e 1,8 nelle donne), con andamento stabile nei maschi e modesto e costante decremento per le femmine (-4,4%/anno). La probabilità di sopravvivenza dei pazienti con carcinoma tiroideo è quindi molto alta: considerando i decessi direttamente indotti dalla malattia essa risulta del 90,5% nei maschi e del 95,5% nelle femmine. Analizzando il rischio proporzionale di morte per tumore della tiroide nei pazienti osservati, i determinanti maggiori della prognosi risultano essere l’età alla diagnosi, le dimensioni e l’istotipo. Per quest’ultima variabile la probabilità di morte dei portatori di carcinoma papillare risulta essere circa un terzo (0,36) di quella delle forme follicolari, mentre notevolmente peggiore è la prognosi nei carcinomi indifferenziati e anaplastici (rischio di decesso di oltre 11 volte rispetto ai carcinomi follicolari).
Discussione: 
Lo studio analizza i principali possibili determinanti del notevole incremento dei tumori della tiroide in Provincia di Ferrara, un’area con incidenza tra le più alte del mondo, negli ultimi due decenni. Ciò costituisce motivo di urgente approfondimento al fine di comprendere quanta parte nel fenomeno sia la risultante di una maggiore “pressione” dei fattori di rischio biologici e quanto dipenda dalla sempre più capillare diffusione e accuratezza delle pratiche diagnostiche. Lo studio ha evidenziato in primis l’alto livello di accuratezza e sensibilità della diagnosi per i tumori tiroidei nel territorio, in tutto il periodo esaminato. L’aumento dell’incidenza riguardante le sole forme papillari (diagnosticabili direttamente attraverso agoaspirazione) e le lesioni di piccole dimensioni, in assenza di aumenti della mortalità, corrobora l’ipotesi della progressiva migliore sensibilità e diffusione delle pratiche diagnostiche, quale chiave interpretativa dell’elevata incidenza e del suo aumento negli ultimi due decenni, come sostenuto da un analogo studio di popolazione in Italia e dalla elevata prevalenza di neoplasie occulte segnalata in letteratura. Ulteriori eventuali cointributi da parte di fattori di rischio biologici restano comunque possibili obiettivi di studio. Conclusioni: Lo studio contribuisce a concentrare l’attenzione sul fenomeno dello screening spontaneo, che per i tumori della tiroide ha prodotto negli ultimi anni incrementi d’incidenza particolarmente elevati. La messa a punto di linee guida attraverso studi multicentrici potrà garantire percorsi terapeutici differenziati e più mirati alla prognosi delle diverse lesioni, garantendo contestualmente un livello di sorveglianza adeguato nei confronti di possibili rischi ambientali e personali.